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Target: la ricetta del successo

We are seeing a great consumer response

Con queste parole Brian Cornell, CEO di Target, ha commentato i risultati del Q2 2018 del secondo più grande department store d’America. I numeri sono sorprendenti: aumento del footfall del 3.7%, incremento delle vendite in negozio del 3.5% e un profitto pari a 799 milioni di dollari.

Quali sono state dunque le mosse compiute dall’azienda per arrivare a segnare un risultato così eclatante? Vediamo le più salienti.

 

Applicazione Studio Connect

Target ha sviluppato un’applicazione proprietaria che mette in contatto diretto alcuni clienti selezionati con i design team del retailer. Quest’ultimi possono porre domande, inviare questionari, foto o video, con l’obiettivo di ricevere rapidamente feedback dai propri interlocutori. Si tratta di un espediente in linea con i principi del lean startup process che sono stati descritti all’interno della regola Be Brave. Attraverso questa app infatti Traget può attuare un processo di customer development e ottenere actionable insight con cui sviluppare la propria offerta in modo molto più veloce rispetto che alle tradizionali ricerche di mercato.

È interessante notare che questo processo di co-design e valorizzazione dei propri interlocutori rappresenta un chiaro driver di advocacy e quindi di fidelizzazione, com’è dimostrato in Be Loyal. Si tratta a tutti gli effetti di un ristrettissimo membership club in cui i partecipanti, selezionati attentamente da Target, sono invogliati ad interagire anche grazie a un sistema di sconti e gift-card da utilizzare in negozio.

 

Incubatori di Startup

Come approfondito nella regola Be Exponential, una strategia vincente per molti retail che decidono di affrontare le sfide imposte dalla digital transformation è quella dell’open innovation. Con questa espressione si indica un modello di innovazione secondo il quale le imprese, per aumentare e promuovere il proprio valore, ricorrono a strumenti e competenze provenienti dall’esterno.

Basandosi proprio su questo concetto, Target ha lanciato tre incubatori di startup, con l’obiettivo di individuare soluzioni da testare ed eventualmente implementare su scala nazionale. Il primo incubatore, Target+Techstar, opera negli Stati Uniti e in India, e ha l’obiettivo di sviluppare soluzioni tecnologiche innovative all’interno dei punti di vendita. Il secondo, chiamato invece Takeoff, è focalizzato sul mondo beauty. Mentre il terzo ed ultimo è esclusivamente riservato ai giovani imprenditori dai 18 ai 24 anni, che hanno l’obiettivo di fare del bene per le persone o per il pianeta in generale.

 

Negozi in formati più piccoli

Un altro perno della strategia del retailer americano sono i negozi a bassa metratura.  Stando alle dichiarazioni, entro il 2020 Target potrà vantarne più di 130 in tutta America. Attraverso questo particolare formato, l’insegna intende raggiungere tutte quelle persone che vivono e lavorano nei grandi centri urbani o che vivono in campus universitari. Particolare attenzione è da riporre sull’offerta: si tratta di una selezione personalizzata di prodotti, attuata mediante analisi di dati e feedback provenienti dai consumatori dell’area circostante. Ciascuno store presenta dunque una proposizione local unica rispetto a tutti gli altri, con evidenti riferimenti a quanto descritto in Be Personal.

 

Investimenti in delivery

Lo scorso dicembre Target ha annunciato l’acquisizione di Shipt, società specializzata nella consegna di prodotti grocery. L’operazione permetterà ai clienti abbonati di ordinare online beni alimentari e di riceverli comodamente a casa in un giorno. Ma gli investimenti in questa direzione non si sono fermati qui. È stato lanciato infatti anche il servizio Restock, che garantisce la consegna in un giorno di prodotti per la pulizia e la cura della propria casa. Infine, degno di nota è anche DriveUp. Attraverso questo servizio, gli utenti possono comodamente scegliere i prodotti tramite l’applicazione del retailer, guidare fino al punto di vendita selezionato, aspettare qualche minuto e vedere arrivare la propria merce accanto alla propria macchina. Appare quindi evidente come il retailer americano abbia intrapreso un processo di abbattimento metaforico delle proprie barriere e deciso di abbandonare l’assunto secondo il quale il retailing debba coincidere con la dimensione fisica del negozio, come indicato nella regola Be Boundless.

 

@Matteo Meneghetti

 

 

Fonti

https://www.cnbc.com/2018/08/22/target-earnings-q2-2018.html

https://www.businessinsider.com/target-studio-connect-lets-shoppers-designers-collaborate2018-7?IR=T

https://www.retaildive.com/news/target-to-launch-startup-incubator-aimed-at-gen-z/539403/

https://www.retaildive.com/news/target-to-open-3-small-format-stores-in-seattle/524585/

https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-12-13/target-to-buy-shipt-for-550-million-in-bet-on-same-day-delivery

https://techcrunch.com/2018/05/15/targets-next-day-delivery-service-target-restock-launches-nationwide-with-lower-fees/

https://techcrunch.com/2018/04/17/target-expands-its-drive-up-service-to-270-stores-across-florida-texas-and-the-southeast/

 

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