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Dallo scatolificio tradizionale all’innovazione: ecco come cambia una PMI seguendo i principi di Be Brave

“In un mondo in continua evoluzione l’unica costante è il cambiamento stesso”. È questo uno degli assunti fondamentali su cui si basano tutti i ragionamenti sviluppati all’interno del libro Retail 4.0. Cambiare, evolvere e rinnovarsi sono prerogative imprescindibili per rimanere rilevanti rispetto al contesto di riferimento in cui si opera. Azioni, però, che molti imprenditori sono restii a mettere in pratica a causa della difficoltà di abbandonare un “sentiero” già percorso perchè tracciato da tempo per avventurarsi su strade nuove e inesplorate. Una volontà richiesta dal mercato odierno: sempre più frenetico nell’innovazione e mutevole per esigenze dei consumatori e offerta dei competitor. Per un business, rimanere fermi significa, sempre più frequentemente, andare incontro alla propria fine e rischiare di accorgersi troppo tardi di essere “superato”. Esattamente come è successo ad aziende del calibro di Blockbuster. Sapersi rimettere in gioco diventa, dunque, l’unico modo per scampare all’obsolescenza e rimanere rilevanti per le persone. È questo che professa la decima regola del libro, Be Brave. Ed è questo ciò che ha messo in pratica RE.DA.

 

RE.DA è una startup tutta Made in Italy che punta a rivoluzionare l’Home Staging grazie ad arredamenti realistici in cartone stampato ad alta definizione. L’idea di questo progetto parte da un’azienda familiare, la Ica Imballaggi, fondata nel 1984 e operante nella produzione e consegna di imballaggi in cartone. Un settore, quindi, molto lontano dalla disruption dell’high-tech o dalla schizofrenia della moda, ma comunque interessato dai mutamenti socio-culturali e influenzato dall’innovazione tecnica e tecnologica. Pur non dovendo affrontare un periodo di particolare crisi, la necessità di affrontare il cambiamento ha spinto la Ica ad approcciare il mercato degli espositori per i punti vendita, sviluppando una sezione dedicata alle lavorazioni digitali. La bravura di Fabiano Gollo, founder di RE.DA, è stata però quella di vedere in questo passo in avanti dell’azienda di famiglia le potenzialità di un vero e proprio salto nel futuro: approdare nel mercato dell’Home Staging appunto.

 

L’Home Staging è una disciplina nata in America oltre 50 anni fa che si occupa di presentare al meglio gli immobili in vendita per mostrare all’acquirente tutto il potenziale della casa tramite l’utilizzo di arredamento temporaneo, elementi di design e fotografie professionali. Questo fenomeno, che è diventato una vera e propria professione, nasce da un’evidenza riportata anche da IlSole24Ore: con l’Home Staging la casa si vende più velocemente. Grazie a una presentazione degli ambienti più studiata e accurata, l’acquirente è infatti in genere più invogliato alla visita dell’immobile e al conseguente acquisto. Secondo gli esperti, valorizzare un immobile prima di venderlo riduce il tempo di permanenza sul mercato del 70% ed azzera la trattativa. Semplificare l’Home Staging è, dunque, l’obiettivo di RE.DA. Combinando la stampa digitale ad alta definizione con l’expertise di Ica nell’uso del cartone, la startup è in grado di abbattere i costi fino all’80%, azzerare i tempi di arredo e snellire la logistica. Il progetto è stato fin da subito migliorato dal confronto costante con gli operatori del settore (gli home stagers professionisti) inseriti in un panel sui social network (una modalità di apprendimento dall’esterno e miglioramento valorizzata anche all’interno del libro) e oggi è soggetto di una campagna di crowdfunding.

 

RE.DA ha già riscosso molti consensi tra chi lavora nel settore immobiliare, ma le applicazioni potrebbero essere molteplici. Le potenzialità sono importanti e hanno già destato l’interesse di diversi investitori. Una startup innovativa che, a detta anche del suo stesso founder, non è altro che “una naturale evoluzione dell’azienda di famiglia, un modo per portare nei tempi nuovi un’attività tradizionale come lo scatolificio”. Un ottimo esempio per la regola Be Brave.

 

@AndreaPanzeri

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